Corso di Alta Formazione in Balistica Forense e Tiro

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Locandina Balistica 2016.jpg DIRETTORE SCIENTIFICO: Prof. Aldo Sandulli – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli

DIRETTORE DEL CORSO: Dott. Sandro Mario Lopez – Membro di “The Forensic Science Society”, Presidente A.N.E.B. (Associazione Nazionale Esperti Balistici), Membro di “The Mediterranean Academy of Forensic Sciences”

COORDINATORE: Prof.ssa Vittoria Ponzetta (FORMED)

ORGANIZZAZIONE DIDATTICA

Il Corso di Alta Formazione in “Balistica Forense e Tiro” ha una durata di 202 ore, di cui 168 di lezioni frontali e seminari specialistici e 34 di pratica e visite.

Le lezioni si terranno a week-end alterni il venerdì pomeriggio, dalle ore 14:30 alle 18:30 ed il sabato mattina, dalle ore 09:00 alle 13:00. E’ consentito un numero di assenze pari al 20%.

Programma:

1° LE ARMI DA FUOCO ED IL MUNIZIONAMENTO

2° NORMATIVE SULLE ARMI

3° CRIMINALISTICA: STORIA DELLA BALISTICA 

4° CENNI DI FISICA E STATISTICA LEGATA ALLA BALISTICA 

5° BALISTICA INTERNA

6° RESTAURO DELLE MATRICOLE OBLITERATE

7° BALISTICA ESTERNA – 16h:  

8° NOZIONI DI MEDICINA LEGALE – 8h 

9° BALISTICA TERMINALE – 16h:   

10° BALISTICA COMPARATIVA – 24h:   

11° ESERCITAZIONE PRESSO IL POLIGONO DI TIRO – 16h 

12° PROCEDURE DI INDAGINE SULLA SCENA DEL CRIMINE

13° GSR (residui di colpi di arma da fuoco)

14° Lezioni Pratiche sull’uso delle armi e sperimentazioni sul campo

15° Visita presso un armiere 

16° Visita presso una Fabbrica di Armi

 ULTERIORI INFORMAZIONI

Per ulteriori informazioni relative al Corso, è possibile telefonare dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9:30 alle ore 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 alla Segreteria del Formed.

Tel.: 0823279263   Cell: 3939743680   Fax: 0823220975   E-mail: formed.in@libero.it 

Potete visitare il sito internet  www.formedcampania.com

CONFRONTO TRA ESPERTI FORENSI

In questi ultimi anni ho sentito nelle udienze durante i confronti tecnici tra il consulente di parte e i consulenti del P.M. o i periti del Tribunale, frasi come: “ Se Lei contesta la nostra conclusione, perché non l’ha eseguito l’analisi, la ricerca e l’esame presentando anche una documentazione illustrativa ”
No non funziona così il confronto tra esperti. Infatti è compito del consulente del P.M. o del perito fornire in termini esatti, chiari e al disopra di tutto o meglio al di sopra di ogni ragionevole dubbio, tutte le prove di convinzione e di supporto alla formulazione della incriminazione o della condanna o della assoluzione.
Il consulente della difesa ha il DIRITTO-DOVERE di valutare, biasimare e criticare tutte le volte che il tecnico d’Ufficio non documenta in modo sufficientemente chiaro ed principalmente inequivocabile gli estremi e i passaggi che hanno giustificato al tecnico la diagnosi dell’accusa.
Quindi il tecnico che è chiamato dall’Ufficio, ha una funzione totalmente diversa dal consulente di parte. Non si possono nascondere errori, approssimazioni, ignoranza tecnica, sconoscenza dei protocolli o delle linee guida dietro un paravento dietro una frase insufficiente. Il confronto scientifico, la trasparenza dei dati e delle ricerche tecniche, sono i momenti fondamentali del contraddittorio.
Le norme che regolano, invece, alle operazioni tecniche compiute dal CT d’Ufficio o dal perito incaricato, sono chiare e semplici. Giova evidenziare che, alla luce del combinato disposto di cui all’art. 360 c.p.p. in relazione ai numeri 114 e 117 regolamento di attuazione, le persone sottoposte ad indagine, quella offesa del reato ed i difensori, devono essere avvisati senza ritardo con notifica dell’atto, ed hanno facoltà di assistere alle operazioni tecniche compiute dal CT d’Ufficio o dal perito incaricato (a tal proposito valgono anche le prescrizioni di cui agli art. 226 e segg. del c.p.p., nonché quelle del 508 del c.p.p.). Ne consegue che l’accertamento tecnico svolto dal Consulente del Pubblico Ministero in sede di indagine e senza le accortezze del contraddittorio di cui all’art. 360 c.p.p. non è in alcun modo utilizzabile al fine di prova.

Sandro Lopez

‘NDRANGHETA & ARMERIE

La storia delle armerie incognite o delle armerie storiche a disposizione della ‘ndrangheta in Calabria come in tutta l’Italia e poste sotto sequestro, ci hanno documentato la loro reale esistenza ed il loro forte dinamismo.
Certamente l’apprendere che alcune note e storiche armerie italiane potevano svolgere, sotto il tetto della loro azienda, un’attività mostruosamente immorale finalizzata a portare lutti e dolori anche tra la gente innocente, ci rattrista e ci sconforta.
Ma torniamo e restringiamo il campo alla Calabria. Da quando ho iniziato l’attività di esperto balistico per i Tribunali, 1980, sia le indagini di P.G. che i Processi, hanno dimostrato che le famiglie ‘ndranghetistiche avevano tra il loro “personale”, delle figure specifiche per la riparazione, costruzione e modifica di fucili, pistole, silenziatori, ordigni esplosivi, trappole esplosive e l’assemblaggio del munizionamento. Giornalmente, in speciale modo durante le due guerre di mafia a Regio Calabria, constatavo dal controllo dei bossoli e dei proiettili, pesanti manomissioni tra vari eventi delittuosi sugli organi di sparo. Queste manomissioni venivano prodotte dagli gli “armieri”, con vari strumenti, finalizzati a depistare gli accertamenti balistici.
L’ esperienza mi concede di affermare che le cosche Lametine, in Calabria, erano le più organizzate in materia. Giudici coraggiosi hanno eseguito decine di sequestri di armi contraffatte provenienti da furti, da acquisti illeciti, costruzioni di armi artigianali in cal. 7,65 mm a raffica e penne pistola. Sono stati sequestrati attività commerciali adibite ad armerie con attrezzature sofisticate, dove veniva costruito di tutto e di più. Lo stesso è accaduto a Cosenza, Catanzaro, Vibo e Crotone ed in tutta la provincia di Reggio Calabria. Il sequestro, poi, di Gioia Tauro ci evidenzia, purtroppo, che il fenomeno si evolve. Mi chiedo, da questo ultimo sequestro, quale è il motivo di possedere una armeria tanto sofisticata con attrezzature eccessive tanto da poter riparare centinaia di armi e costruirne altrettante. D’ altronde le “famiglie” locali e comunque tutta la ndrangheta calabrese, per nostra fortuna, da più anni è in “armistizio”, mi interrogo: che sta succedendo ?
Non è certo un’affermazione la mia, ma il dubbio che qualche famiglia si sia industrializzata nella vendita di armi, evidentemente richiestissime, porterebbe ad una concreta e spaventosa realtà. Queste armi potrebbero essere vendute sia alla malavita ma anche alle cellule dell’auto proclamato Stato Islamico. Ritornando alle armerie vere e proprie che avevano messo a disposizione di alcune famiglie, il loro sapere tecnico, le provincie della Calabria erano quasi tutte rappresentate. Anche armerie cosi dette storiche erano cadute nel tranello del facile arricchimento perdendo, però, oneri ed onori.
(C.f.r. 672/98 R.G.N.R L.T.+ N°763/06 R.G.N.R. DDA- CZ + N°1606/2004 R.G.N.R. DDA- RC.)

Sandro Lopez