{"id":755,"date":"2006-10-24T14:32:49","date_gmt":"2006-10-24T12:32:49","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=755"},"modified":"2011-11-09T20:01:51","modified_gmt":"2011-11-09T19:01:51","slug":"residui-dello-sparo-stub","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiobalisticolopez.net\/?p=755","title":{"rendered":"RESIDUI DELLO SPARO &#8211; STUB"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ANTEFATTO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo forense, ma sopratutto nell&#8217; universo scientifico, anche pochi anni possono portare grossi mutamenti. Due eventi importanti, in questo ambito, sono riportati brevemente qui di seguito:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 febbraio 2007 l\u2019ASTM approvava una nuova release dello standard per i GSR denominata E 1588 \u2013 07<br \/>\nOltre a numerose altre modifiche rispetto alla precedente versione E 1588 \u2013 95 (reapproved 2001), una delle la novit\u00e0 pi\u00f9 rilevanti \u00e8 la declassificazione definitiva da<strong> caratteristiche<\/strong>\u00a0a\u00a0<strong>compatibili<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ottobre dello stesso anno si teneva a Lione il 15th International Forensic Science Symposium indetto dall\u2019Interpool. Semplicemente, in tale congresso furono recepiti i criteri e le linee guida gi\u00e0 fissati nel corso dell\u2019FBI Symposium del 2005 e di alcuni altri lavori nel frattempo pubblicati da ricercatori del settore.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli addetti ai lavori ci\u00f2 vuol dire che \u00e8 avvenuto un importante cambiamento nella sostanza, nella tecniche operative, nei protocolli ed infine nella valutazione dei risultati ottenuti.<br \/>\nA breve modificheremo la pagina ripotando in modo chiaro e sintetico tutte le procedure e le relative differenze con il vecchio metodo.<br \/>\nPertanto, la pagina qui di seguito riportata deve essere considerata non pi\u00f9 completamente attendibile visti gli importanti cambiamenti.<br \/>\n<strong>Comunque abbiamo lasciato la seguente pagina solo a tilolo informativo e divulgativo<\/strong>.<br \/>\ninfine invitiamo i nostri lettori a continuare a leggere le nostre pagine in quanto sempre in continuo aggiornamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Grazie<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PREMESSA<br \/>\nI residui dello sparo, una scienza intrigante ed affascinante, altamente tecnologica ancora in piena evoluzione sia sulla interpretazione dei dati che sulla ricerca stessa.<br \/>\nMolti scritti sono reperibili sul mercato anche se espressamente incanalati, naturalmente, nel mondo forense. Interessantissime notizie, esperienze e come rappresentarsi di fronte alle problematiche connesse da tali indagini, mi sono state trasmesse direttamente da esperti. Tale scienza la ritengo, tra le pi\u00f9 difficili, vasta e complessa proprio perch\u00e9 racchiude materie come la fisica, la chimica, la matematica, l\u2019ingegneria meccanica e la balistica.<br \/>\nL\u2019argomento sar\u00e0 trattato in modo sintetico e conciso per ovvi motivi.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/localhost\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Sandro.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-756\" title=\"L'autore nel laboratorio durante le analisi degli stub\" src=\"http:\/\/www.studiobalisticolopez.net\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Sandro.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"188\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GENERALITA\u2019<br \/>\nUn importante elemento di validit\u00e0 probatoria ai fini dell&#8217;identificazione dell&#8217;autore di un reato ove sia stata utilizzata un\u2019arma da fuoco, \u00e8 la ricerca dei residui dello sparo.<br \/>\nL&#8217;interesse attribuito a questo mezzo di investigazioni riveste una notevole rilevanza tecnica in quanto la stessa scienza \u00e8 reduce di tipologie di accertamenti in materia considerati insicuri, dubbiosi e litigiosi che non consentivano, appunto, di accertare in \u201cscienza e coscienza\u201d la presenza o meno di particelle derivanti dalla deflagrazione di munizionamento.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/localhost\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Stub-chiusi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-757\" title=\"Stub chiusi\" src=\"http:\/\/www.studiobalisticolopez.net\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Stub-chiusi.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"188\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CENNI STORICI<br \/>\nGonzales negli anni 30 fu il primo ad interessarsi e di istituire un metodo protocollare per individuare i residui dello sparo sulle mani dell\u2019indiziato. Individu\u00f2 un metodo che prevedeva la spalmatura di paraffina fusa, quindi molto calda, sulle mani degli indiziati. Il fatto che fosse molto calda in teoria avrebbe dovuto dilatare i pori dell\u2019epidermide dell\u2019indiziato e catturare l\u2019eventuali particelle presenti sulla mano, sia particelle combuste e sia non combuste. Il prodotto raffreddato finale, chiamato in gergo guanto di paraffina, veniva sottoposto ad una indagine chimica chiamata Difenilammina. Il risultato finale di tale ricerca, nel caso di positivit\u00e0, era quella che i residui si coloravano di blu. Venne dimostrato che questa colorazione veniva raggiunta, anche, con presenza di urina (nitriti e nitrati) e fertilizzanti, etc.<br \/>\nIn occasione delle indagini sull\u2019omicidio del Presidente Kennedy negli USA vennero messe a punto metodiche intese ad accertare la presenza di residui metallici derivanti dalla detonazione della miscela innescante (stifnato di piombo, biossido di bario, solfuro di antimonio, ecc.). Si svilupparono cos\u00ec orientamenti tecnici di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">NOTIZIE TECNICHE<br \/>\nDurante lo \u201csparo\u201d di un\u2019arma da fuoco, la notevole pressione e temperatura dei gas di combustione all\u2019interno della canna da un lato produce la fuoriuscita del proiettile dall\u2019altro provoca reazioni chimico-fisiche su piccolissime particelle di polvere da sparo. Queste ultime vengono proiettate fuori dalla stessa arma ed investono le superfici circostanti sotto forma di aerosoli.<br \/>\nNelle cartucce in genere, si ritrovano due tipi di polvere da sparo:<br \/>\nla polvere d\u2019innesco che trasforma l\u2019energia meccanica di percussione in energia termo-chimica, che successivamente viene trasferita alla polvere di lancio.<br \/>\nla polvere di lancio che realizza la propulsione del proiettile.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/localhost\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Stub-aperti.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-758\" title=\"Stub aperti\" src=\"http:\/\/www.studiobalisticolopez.net\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Stub-aperti.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"188\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come componenti dell\u2019innesco si \u00e8 soliti ritrovare:<br \/>\n-bario nitrato \u2013 Ba (N03)2;<br \/>\n-piombo nitrato \u2013 Pb (N03)2;<br \/>\n-calcio siliciuro \u2013 Ca Si2;<br \/>\n-l\u2019antimonio solfuro \u2013 Sb2S3;<br \/>\n-piombo diossido \u2013 Pb02;<br \/>\n-piombo solfocianato \u2013 Pb (SCN)2;<br \/>\n-piombo stifnato (C6HN3O8Pb);<br \/>\n-alluminio \u2013 Al.<br \/>\nIl materiale pi\u00f9 comunemente utilizzato per la fabbricazione dei bossoli \u00e8 l\u2019ottone. L\u2019ottone Cu-Zn 35, il numero indica la percentuale di zinco presente.<br \/>\nNella fabbricazione dei bossoli vengono, altres\u00ec, utilizzati alluminio, zinco, rame ed alcuni tipi di plastica.<br \/>\nPer quanto concerne i proiettili, essi possono essere costituiti soltanto da piombo, oppure avere la parte centrale (nucleo) in piombo ed un rivestimento esterno (mantello) in rame oppure antimonio o nichel.<br \/>\nI residui dello sparo, pertanto, possono essere costituiti oltre che da elementi provenienti dagli inneschi anche da quelli che derivano dalla camiciatura del proiettile e dall\u2019orlo del bossolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando avviene la deflagrazione all\u2019interno della camera di scoppio di un\u2019arma si succedono in pochissimi secondi tre fasi:<br \/>\na) una prima fase (cosiddetta PIROSTATICA) caratterizzata dalla combustione della polvere di lancio a volume costante essendo il proiettile fermo. In questa fase la temperatura raggiunge i 2.000 \u00b0C e la pressione i 1.400 p.s.i. (pound square inch=libbra x pollice quadrato);<br \/>\nb) una seconda fase (cosiddetta PIRODINAMICA) caratterizzata dalla contemporaneit\u00e0 della combustione a volume costante e pressioni variabili. La temperatura e la pressione raggiungono i massimi livelli: circa 3.600\u00b0C e circa 40.000 p.s.i.;<br \/>\nc) una terza fase (cosiddetta di ESPANSIONE) caratterizzata dall\u2019espansione del gas e dal moto del proiettile. Le tre fasi successive si verificano quasi contestualmente alla detonazione dell\u2019innesco.<br \/>\nCome si \u00e8 gi\u00e0 detto, gli elementi metallici come il piombo, l\u2019antimonio ed il bario, che fanno parte della composizione chimica delle polveri da innesco, durante lo sparo, cos\u00ec come altri elementi metallici facenti parte della composizione chimica della polvere di lancio, del proiettile e del bossolo per effetto dell\u2019elevata energia termica e meccanica e dell\u2019alta pressione a cui sono sottoposti, subiscono un processo di fusione e successiva vaporizzazione ritrovandosi pertanto presenti insieme sotto forma di goccioline fuse (aerosoli) che si raffreddano immediatamente venendo ad assumere spesso, ma non sempre, un caratteristico aspetto sferoidale, analogamente al fenomeno dei boli vulcanici, tanto da essere state chiamate FIREBALLS (palle di fuoco).<br \/>\nLa forma e la composizione di tali residui, denominati GSR (Gun Shot Residue) o CDR (Catridge Discharge Residue) provenienti dalla polvere innescante durante lo sparo \u00e8 tale da non lasciare adito ad alcun dubbio ai fini delle indagini. Infatti, non si conoscono allo stato attuale attivit\u00e0 umane diverse dallo sparare che possano produrre particelle contenenti insieme piombo (Pb), bario (Ba) ed antimonio (Sb).<br \/>\nIl loro diametro varia solitamente da 0,5 a 50 micron.<br \/>\nIMPORTANTI ELEMENTI per la individuazione, interpretazione e per le conclusioni, sono:<br \/>\n\u2022 TEMPI DI PERSISTENZA. Per motivi di gravit\u00e0, il numero di particelle presenti su di una determinata superficie \u00e8 destinato a decrescere con il passare del tempo. Parliamo di ore.<br \/>\n\u2022 IL NUMERO DELLE PARTICELLE. E\u2019 evidente che l\u2019utilizzo delle svariate tipologie di armi influisce necessariamente sulla quantit\u00e0 di particelle presenti sulla persona indagata. (arma corta, arma lunga, etc)<br \/>\n\u2022 MORFOLOGIA E DATI METRICI Molto influenti per le conclusioni risultano: la forma e il diametro. Per esempio ritrovare una grossa particella dopo un lasso di tempo di molte ore \u00e8 un evento negativo in quanto sono proprio le grandi particelle che a causa della forza di gravit\u00e0 sono le prime a cadere.<br \/>\n\u2022 LA BALISTICA. Che dallo studio meccanico dell\u2019arma individua la compatibilit\u00e0 tra numero, qualit\u00e0 ed ubicazione delle particelle presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CLASSIFICAZIONE. Nel 1984, J.S. Wallace e J. McQuillan (del Northern Ireland Forensic Science Laboratory &#8211; Belfast) rivisitarono la classificazione di Wolten et Coll. e pubblicarono il lavoro nel vol. 24, pp. 495 &#8211; 508 del Journal of the Forensic Science Society \u201cDischarge Residues from Cartridge-operated Industrial Tools\u201d. Ecco una sintesi di pag. 503 e ss.:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Firearms discharge residue classification&#8221;<br \/>\nThe following classification system is a modification of that given by Wolten and colleagues [1]. It is based on casework experience with bulk elemental analysis and particle analysis, past laboratory tests on firearms and associated items (including cartridge tools) and the available literature on the chemistry relating to firarms.<br \/>\n&#8230;(Omissis)&#8230;<br \/>\nThis classification system applies to brass-cased, lead-, antimony- and barium-primed ammunition and brass-cased, lead and barium primed ammunition. It is intended as a general guide only, and is shown in Table 4.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traduzione:<br \/>\nClassificazione dei residui di sparo di arma da fuoco.<br \/>\nIl seguente sistema di classificazione \u00e8 una modifica di quello dato da Wolten e colleghi [1]. E&#8217; basato su esperienza di lavoro con sistemi di analisi qualitativi e analisi di particelle, su prove di armi e munizioni (incluse quelle per strumenti da lavoro) eseguite in laboratorio e sulla letteratura disponibile concernente la chimica riguardante le armi da fuoco.<br \/>\n&#8230;Omissis&#8230;<br \/>\nQuesto sistema di classificazione si applica a cartucce con bossolo in ottone e innesco a base di piombo, antimonio e bario e a cartucce con bossolo in ottone e innesco a base di piombo e ba\u00acrio. E&#8217; inteso solo come guida generale ed \u00e8 riepilogato nella Tavola 4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>TAVOLA 4 &#8211; Classificazione delle particelle residuo di sparo1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Univoche<\/strong><\/em><br \/>\nPb, Sb and Ba<br \/>\nSb and Ba<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Indicative<\/strong><\/em><br \/>\nBa, Ca e Si2<br \/>\nPb e Sb<br \/>\nPb e Ba<br \/>\nSb (con S)<br \/>\nSb (senza S)<br \/>\nBa2<br \/>\nPb<br \/>\nPb, Sb e Ba assente 3,4<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.Le particelle di tipo indicativo sono elencate in un ordine approssimativamente decrescente di significativit\u00e0.<br \/>\n2.S assente o accettabile solo in traccia quando il Ba \u00e8 presente a livello maggiore.<br \/>\n3.Ciascuna delle sopraelencate combinazioni possono contenere parte o tutti dei seguenti elementi: Al, Ca, S, Si a livello maggiore, minore o in traccia; Cl, Cu, K, Fe, Zn (solo se Cu \u00e8 anche presente e Zn\/Cu minore di 1) a livello minore o in traccia; Mg, Na e P solo a livello di traccia, vedi testo.<br \/>\n4.Le particelle che non contengono Pb, Sb o Ba possono essere considerate indicative se sono composte esclusivamente degli elementi elencati al punto 3. e se sono accompagnate da altri tipi di particelle indicative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 possibile notare le quattro composizioni considerate univoche da Wolten et Coll. si riducono a due soltanto nella revisione di Wallace e Mc Quillan.<br \/>\nIl metodo, protocollato per la prima volta da Wolten et Coll. alla fine degli anni settanta e successivamente rivisto da Wallace e Mc Quillan, non subir\u00e0 variazioni di rilievo fino alla met\u00e0 degli anni novanta almeno in relazione al procedimento analitico, che \u00e8 stato solo migliorato con il continuo aggiornamento della strumentazione utilizzata, certamente oggi pi\u00f9 maneggevole ed affidabile di quanto allora non fosse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ANTEFATTO Nel mondo forense, ma sopratutto nell&#8217; universo scientifico, anche pochi anni possono portare grossi mutamenti. 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