L’ARMA DEL DELITTO DI COGNE A “PORTA A PORTA”

 

 

 

Il 6 Ottobre del 1994 si è svolto a Lugano, organizzato dal SIR (Servizio Identificazioni e Ricerche della Polizia Cantonale), il Convegno Internazionale “IL SOPRALLUOGO GIUDIZIARIO”. Convegno di grande rilevanza, sia per le importanti figure presenti e sia perché venivano chiariti, enunciati e accettati, per la prima volta, i protocolli appunto del sopralluogo che sino a quel momento, e forse ancora oggi sono, in alcuni casi, un terno al lotto.
Tra le figure eccellenti ben ricordo l’allora Procuratrice Generale della Confederazione Avv. Carla Del Ponte, il Prof. Pierre Margot, Direttore dell’Istituto di Polizia Scientifica e di Criminologia dell’Università di Losanna, oltre note figure italiane di noti Medici Legali e rappresentanti delle nostre Istituzioni, come per esempio il Col. Lombardi dell’allora CIS dei Carabinieri ed altre figure internazionali.
Uno dei dati fondamentali che il Prof Margot espresse, e che tutto il mondo scientifico condivise, era proprio “..La fissazione dello stato dei luoghi: “anello essenziale nell’investigazione tecnica e scientifica”. Particolare attenzione, diceva, deve essere posta all’arma del delitto e l’eventuale sua mancanza deve essere considerato un elemento, un fattore ed un anello essenziale per le indagini.
Tutto questo discorso ci conduce al programma Porta a Porta del 30 Aprile, dove l’oggetto della trasmissione doveva essere la condanna della Franzoni. Ritengo doveroso, pur rispettando i ruoli, di esprimere delle critiche nella mia qualità di Presidente della Associazione Nazionale Esperti Balistici, a varie espressioni e comportamenti poco meritevoli, deontologicamente poco corretti e lontani dalla vera scienza delle investigazioni forensi.
Nessuno può negare che la mancanza in trasmissione di figure, quali i tecnici di parte e comunque esperti professionisti in materia che potessero intervenire in contraddittorio con “l’accusa” è una defaiance della RAI a dir poco dispiacevole. La trasmissione appariva solo come una difesa sull’operato del RIS e una esposizione scientifica sulle qualità tecniche dello stesso. Certamente i centri investigativi dei Carabinieri sono dei Centri di grande rispetto e non hanno bisogno di sviolinate. Quindi da parte mia grande attenzione alle Istituzioni, ma altrettanto queste devono avere nei confronti dei professionisti anche perché tutti lavoriamo e tutti siamo pagati per gli stessi motivi di Giustizia.

Il Dr. Maurizio Belpietro, unica voce dissidente, con argomenti obbiettivi, ha contestato l’affermazione che il sopralluogo era stato svolto nei canoni e nel modo adeguato, evidenziando, per tale motivo il contrario con due esempi: a) Ricorda che i bidoni della spazzatura non erano stati mai sequestrati, costringendo gli stessi carabinieri, dopo giorni, ad effettuare una ricerca nella discarica comunale. b) Si sofferma sul principale evento negativo del sopralluogo che è quello di non essere riusciti ad individuare l’arma del delitto, assenza gravissima per il Direttore, in quanto reperto fondamentale.
Questa ultima contestazione veniva osteggiata dal RIS con un sistema culturale inusitato consistente nel voler far passare l’affermazione che l’arma di quel delitto non era da ritenersi fondamentale.
E no! sminuire tale prova è una tra le affermazioni meno veritiere che si possano sentire. E’ una vera sciocchezza e merita una forte critica per il rispetto della scienza.
Normalmente l’arma del delitto è la prova principe dello stesso. Nel caso specifico, ritengo, tale strumento non una sola prova ma una prova quintuplicata per ben 5 motivi:
1—Avrebbe dimostrato in modo inconfutabile la presenza di impronte papillari;
2—Avrebbe dimostrato in modo inconfutabile il nome e cognome di quelle impronte, mettendo l’assassino con le spalle al muro alle proprie responsabilità, anche perché impastate con materiale ematico;
3— Avrebbe dimostrato in modo inconfutabile se la lunghezza dell’arma permetteva alla mano assassina di essere più o meno intrisa di materiale ematico e quindi valutare obbiettivamente gli imbrattamenti individuati nel camminamento;
4— Avrebbe dimostrato in modo inconfutabile l’origine di quell’arma impropria, ovvero se proveniva dall’esterno, dall’interno e se poteva essere prelevata durante il percorso, in casa, effettuato dalla Sig.ra Franzoni;
5— Avrebbe dimostrato in modo inconfutabile, con la sua morfologia e grazie alle prove giudiziarie, la sovrapponibilità dell’aspersione del materiale ematico con quello presente sul luogo del delitto. Ciò sarebbe di risoluzione a comprendere anche la reciproca posizione tra vittima e aggressore.
“Il luogo del reato contiene delle informazioni che occorre ricercare in modo sistematico, legale e scientifico.”

Sandro Lopez

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